|
Rivalutiamo il Corydoras! Spazzino di fondo o protagonista dell’acquario? (di Antonio Borrani)
Da tempo ormai noi acquariofili siamo abituati a considerare i Corydoras e, più in generale, tutti i Siluriformi come “schiavi”, pesci di serie B che mangiano tutto (escrementi, alghe, residui di mangime); veri e propri “giullari”, capitati con aria stralunata tra i “veri” pesci ornamentali. Questo articolo si propone di trattare dei Corydoras e, anche se in maniera poco appropriata, dei Brochis, spiegando come allevarli, la morfologia, la riproduzione e perché valga la pena di allestire, come ho fatto io, una vasca dedicata a questi animali.
Morfologia: corazze con le pinne I Corydoras sono dei pesci Siluriformi, come i nostri siluri o pesci gatto. In realtà gli unici punti in comune tra i Challichthydae e gli Ictaluridae si fermano, dal punto di vista morfologico, al fatto che tutte e due le famiglie di pesci hanno membri con dei “baffi” sensibili e respirano aria se l’acqua contiene poco ossigeno. A parte questo, i Corydoras non hanno nulla in comune con gli Ictaluridi. Anzitutto, non hanno un corpo lungo e liscio, ma abbastanza tozzo e coperto di placche sopra la tenera pelle. Il perché è chiaro: essendo pesci lunghi in media 5 cm, la corazza e le spine presenti sulle pinne pettorali e sulla dorsale sono le uniche protezioni di cui dispongono nei confronti dei predatori. Si vede chiaramente che i Challichthydae si sono evoluti in un habitat in cui i predatori proliferano, anche per via degli occhi. Gli occhi sono difatti grossi, adatti a vedere bene ciò che accade nei dintorni. Inoltre, come nei camaleonti, possono ruotare in maniera indipendente l’uno dall’altro, dando così a questi pesci un campo visivo straordinariamente ampio. Poi la forma del corpo è il più anonima possibile, per quanto alcune specie abbiano il corpo più allungato rispetto alle altre, piuttosto sottile ed allungato verso l’alto, con la pancia piatta. In breve, un corpo tozzo fatto per “navigare” tra piante acquatiche e foglie morte rimanendo il più nascosti possibile. Tuttavia, questa mancanza di aerodinamicità non deve trarre in inganno: i Corydoras hanno possenti pinne pettorali ed una fortissima pinna caudale, che consente loro fulminei scatti. Però generalmente i Corydoras si muovono lentamente, esplorando il terreno con i barbigli. I Corydoras ne hanno tre paia, due più lunghe, che usano per capire cosa c’è davanti alla loro testa, ed un paio più corto, utile per capire cosa succede sotto il naso, usando un miscuglio tra il senso del gusto e quello del tatto. Altra caratteristica tipica dei Corydoras e dei Brochis sono i loro colori. Pensando agli altri Siluriformi, che hanno dei colori con base nera, bianca o blu, i Corydoras sono delle esplosioni di colori. Dalla colorazione grigia del Corydoras griseus a quella nera e gialla brillante del Corydoras sterbai, fino a toccare le tonalità verde brillante ed arancio del Corydoras eques. Ecco un motivo per allevarli in una vasca dedicata a loro: hanno dei colori fantasmagorici! La loro colorazione tocca tutti i colori possibili, in varie sfumature. Anche questa colorazione riguarda il loro profilo anonimo: se in acquario i nostri Corydoras (magari con un bel fondo scuro) risaltano come diamanti, in natura i nostri pesci sono quasi invisibili. Così pesci con tinte di fondo grigie o marroni vivono in habitat con fondali fangosi o tra il legname, mentre pesci più colorati (e richiesti) vivono tra le foglie morte o la vegetazione acquatica.
Etologia del pesce gatto corazzato Uno degli errori fatti più spesso dagli acquariofili è comprare solo uno o due Corydoras. Ciò è sbagliato: i Corydoras sono animali sociali (si dice di retate di Corydoras garbei contenenti migliaia di esemplari!), che vivono in branchi, secondo la stagione, costituiti da tre a trenta…trecento…tremila individui! Allevarli non in gruppo sarebbe come allevare solo due o tre neon! Non ha senso! Certo, i Corydoras sono tolleranti rispetto alla costituzione del branco, tanto che si possono formare gruppi misti (al momento in cui scrivo ho quattro specie in vasca, che si imbrancano tranquillamente tra loro). Questi pesciolini di branco si muovono in un’area circoscritta, tastando con i barbigli la sabbia in cerca di cibo (larve di Chironomus, pezzetti di vongole, pastiglie per pesci di fondo e residui alimentari nel mio caso). Ogni tanto salgono in superficie per prendere una boccata d’aria.
Prima di allevarli: diritti e doveri di uno “spazzino” tra mito e realtà Per prima cosa, il Corydoras non si chiama “pesce spazzino” o “pulitore”. Sembra un pesce di serie B, la fogna della vasca e, secondo me, questi nomignoli non sono altro che dispregiativi sul conto di un magnifico pesce. Chiamatelo quindi pesce corazzato o pesce gatto corazzato, o dategli solo del pesce di fondo. Non importa: qualunque soprannome sarà meglio di quelli detti sopra. Anzitutto non è assolutamente vero che i Corydoras vivono di escrementi ed alghe. Sarebbe come chiedere ad un gatto di mangiare biada tutti i giorni: alla fine si creeranno delle carenze alimentari che finiranno per ucciderli. I Corydoras, come pesci che dovrebbero essere più che rispettati, necessitano di vero mangime: che sia quello in scaglie che date ai vostri pesci o uno apposta, non ha importanza. Non chiedete assolutamente ad un Corydoras di mangiarvi le fastidiose alghe infestanti: può al limite prevenirle, nutrendosi anche (sottolineo anche) del mangime sfuggito agli altri pesci, ma non le mangia. Per quelle già cresciute ci sono i vari Ancistrus, Baryancistrus, Plecostomus, Otocinclus, Farlowella, Crossocheilus, Gyrinocheilus… Il Corydoras è infatti un pesce “carnivoro”, cioè che si nutre in natura di vermi e piccoli crostacei. Altra cosa: un Corydoras non vivrà MAI bene in acque alcaline e dure, cioè con pH sopra a 7,5 e durezza superiore a 15. Inoltre levatevi dalla testa “metto in vasca prima il Corydoras degli altri pesci, tanto se muore chi se ne frega…”. Eh no, cari miei: i Corydoras sono pesci da amare ed accudire, con una dignità forse superiore a quei pesci come i Betta, ormai “svaporati” all’inverosimile e che, al contrario di questi ultimi, sono ammantati ancora da un fascino selvaggio che non deriva dalla lunghezza delle pinne o dalla forma del corpo. Pertanto, essi andranno introdotti con gli altri pesci, non come cavie da esperimento. Pensate a loro come pensate al vostro bel Betta o al vostro bel guppy, non come uno schiavo, una cavia o un netturbino.
Allevamento I Corydoras, come ho già detto prima, hanno delle necessità ferree riguardo all’acqua. Vogliono un’acqua con pH tra 6 e 7,5, meglio da 6 a 7 per le varietà col muso lungo. Niente nitriti, pochi fosfati e nitrati, proprio come ogni pesce che si rispetti. Al limite tollerano delle carenze di ossigeno, vista la loro anatomia che gli consente di utilizzare quello disciolto nell’aria. Ma, a parte questo, sono sensibile ai valori dell’acqua come qualsiasi pesce che intendiate allevare. Per quanto riguarda le dimensioni della vasca, un terzetto di Corydoras si può allevare in una vasca da 20-30 l. Per un terzetto di Brochis ci vogliono vasche dai 56 l in su, per gli altri Challichthydae da 100 l per una coppia in su. L’unica cosa davvero importante non è l’altezza della colonna d’acqua, ma la profondità e la lunghezza della vasca, che deve avere una superficie di scambio più alta possibile. Per quanto riguarda i “compagni di viaggio”, dico subito che i Corydoras sono adatti a vasche con pesci delle stesse dimensioni (massimo 10-15 cm), dal temperamento pacifico e non troppo vivaci. Questo perché i Corydoras sono capaci di difendersi solo in maniera passiva e tendono a risentire, come ogni pesce, dello stress se allevati in vasche affollate con pesci troppo grandi ed aggressivi. Per pesci più lunghi di 10-15 cm ci sono i Brochis, pesci identici ai Corydoras solo più grandi (dai 10 cm in su), adatti anche questi però a vasche con pesci non aggressivi e non più lunghi di 20-25 cm. Se avete vasche con pesci pacifici ma più grossi ancora, rassegnatevi a comprare Callycthys ed Hoplosterum. Per quanto riguarda l’arredamento, il fondo migliore è la sabbia fine con granelli arrotondati oppure del ghiaietto, come ho fatto io, con gli spigoli arrotondati. Difatti, ai Corydoras piace “grufolare” nella sabbia, e sabbia troppo grossa o, peggio ancora, dai bordi taglienti potrebbe danneggiare i delicati barbigli di questi animali, che rischierebbero così di morire di fame. Poi dopo potete inserire delle lastre d’ardesia o dei legni di torbiera piuttosto intricati, formando così dei rifugi sotto i quali i Corydoras si nasconderanno o deporranno le uova. Unica cosa davvero importante, una buona quantità di verde. I Corydras si sentono a loro agio tra la vegetazione, sconfiggendo così la loro fotofobia e mostrandosi anche di giorno. Inoltre, i Corydoras sono animali che richiedono un sacco di mangime: potete usare delle pastiglie apposite, dei mangimi surgelati o, a patto che gli altri pesci non le mangino, delle scaglie inumidite o dei granulati. C’è che dice che bisogna dargli da mangiare solo prima di spegnere le luci o subito dopo la loro accensione; ciò è vero solo in parte, perché io gli do da mangiare alla stessa ora degli altri pesci e non ho mai avuto problemi. Ad ogni modo, se non gli date molto mangime è probabile che muoiano (cosa ancora più vera con i Brochis). Tenete presente che, se soddisfate le loro esigenze, avrete magnifici pesci in buona salute, che vivranno anche 10 anni (leggenda vuole che però Brochis, Challychtys & co. possano arrivare a 15 anni!).
Le pene d’amore dei Corydoras: guida alla riproduzione Un avvertimento: io i Corydoras non gli ho mai riprodotti, perciò cito la riproduzione su basi bibliografiche (vedi bibliografia per i riferimenti precisi). Anzitutto dovremo prendere almeno due maschi ed una femmina (anche se per alcune specie basta un maschio e una femmina), distinguibili dal fatto che i maschi sono più snelli e con la pinna dorsale ed anale più aguzza, mentre le femmine sono più tozze e con le pinne più stondate. Per stimolare alla riproduzione è necessario anzitutto disporre almeno di una vaschetta tipo “fiera”, da 5 o 10 l (per i Corydoras più grossi o i Brochis dai 20 l in su), con una lastra d’ardesia, alcune Anubias o Microsorum e, magari, una mezza noce di cocco. Dopo aver steso un buono strato di sabbia fine, posizioniamo una lastra d’ardesia grande circa la metà della vasca e poco spessa, interrandone i bordi. Mettiamo da una parte la metà di un guscio di una noce di cocco piccola, come coi Ciclidi o le Caridina (per maggiori informazioni su una vasca da riproduzione vedi il “caridinaio” sul mio articolo sulle Caridina), quindi piantiamo lungo la lastra d’ardesia e la noce di cocco queste piante, lasciando almeno 1/5 della vasca libero. Aggiungiamo un piccolo filtro interno posizionato preventivamente in una calza a maglie fini (per non risucchiare gli avannotti nella camera filtrante) e, se la temperatura scende a lungo sotto i 22°C, un piccolo riscaldatore. Riempiamo la vasca con gli stessi valori di quella dell’acquario e lasciamo maturare l’insieme (senza pesci!) per almeno una settimana, quindi introduciamo un terzetto o una coppia. Diamo da mangiare ai pesci del mangime in pastiglie per pesci di fondo frammisto a scaglie o granuli, in piccole dosi per non inquinare l’acqua. Lasciamo tranquillamente scendere il livello dell’acqua per evaporazione e salire la concentrazione di nitriti, nitrati e fosfati, senza fare NESSUN CAMBIO DELL’ACQUA! La cosa è un po’ pericolosa, ma il fatto che i pesci possano respirare ossigeno atmosferico aiuta. Dopo un mese cambiamo quasi totalmente l’acqua della vasca con acqua con queste caratteristiche: pH 6, durezza totale 5, kH 4, µS/cm 50-100. Nutriamo ora i nostri amati pesci gatto con abbondanti pasti a base di Chironomus, Artemia salina e Tubifex congelati (badando bene però a dare davvero pochi Tubifex, e mai come cibo singolo). Facciamo ora, ogni 2 giorni, dei cambi dell’acqua con le stesse caratteristiche citate sopra ma più fredda di almeno 2°C. Se tutto andrà bene, vedremo il ventre della femmina gonfiarsi per le uova ed i maschi inseguirla per tutta la vasca. Lei pulirà un substrato (foglie delle piante, guscio della noce di cocco, lastra d’ardesia o vetri dell’acquario) e, con nostra meraviglia, deporrà le uova adesive usando le pinne pelviche a mo di mani. Ripeterà questa operazione finché non avrà deposto (secondo la specie) dalle 50 alle 500 uova. Una volta finiti gli accoppiamenti rimuovere i genitori dalla vaschetta e rimettergli nell’acquario “principale”. Inseriamo 2 o 3 gocce di fungicida ed aspettiamo (secondo la temperatura) da 24 a 72 ore per veder schiudersi le uova. Le larve non assomiglieranno affatto ai genitori, in quanto non hanno la corazza e nuotano liberamente, l’unica cosa da pesci gatto visibile sono i minuscoli barbigli. Dopo 24 ore dalla nascita cominciamo a nutrire le larve con infusori (rimando al mio articolo sulle Caridina circa le modalità di preparazione e somministrazione degli infusori), magari vitaminizzandoli 10 minuti prima della somministrazione con vitamine per pesci d’acquario. Dopo una settimana, se avremo fatto le cose per bene, le nostre larve saranno diventate lunghe mezzo centimetro, con lunghi baffi, un accenno di corazza e si tratterranno più a lungo sul fondo. A questo punto nutriamoli con naupli d’Artemia salina appena schiusi ed opportunamente vitaminizzati. Dopo un mese dalla schiusa saranno diventati dei Corydoras uguali in tutto e per tutto ai genitori, solo lunghi 1-1,5 cm. A questo punto si possono già nutrire con scaglie sminuzzate o opportuni mangimi per avannotti e, se non vi sono in acquario pesci più lunghi di 5 cm, introdurgli nella vasca principale.
Le mutazioni, naturali e non, dei Corydoras I Corydoras, come già detto, hanno una grandissima varietà di colori magnifici, risultati dall’evoluzione. Tuttavia, a chi piace gli acquari con pesci “artificiali” (pesci rossi con pinne così grosse che riescono a malapena a muoversi, guppy menomati in modo inverosimile, Betta rosa dalle pinne lunghe quasi quanto la vasca ecc…) sarà felice di sapere che persino tra i Corydoras paleatus è stata selezionata la celeberrima varietà albina, rosa pallido con gli occhi rossi, che a me non piace (sono troppo simili a topi da laboratorio, e per di più sembrano dei cadaveri), ma i gusti sono gusti e, se a voi piacciono, nulla vi vieta di comprarli purché rispettiate le loro esigenze descritte prima. Un’altra cosa strana è una mutazione di Corydoras paleatus. Nel giugno del 2002 comprai un esemplare assolutamente normale di Corydoras paleatus. Ma, dopo 2 mesi, avvennero delle trasformazioni sul suo corpo. La pinna dorsale si allungò a dismisura e si incurvò, raggiungendo ben presto il peduncolo caudale. La pinna caudale si allungò e si ingrossò diventando simile a quella dei pesci rossi var. “cometa”. Infine, l’anale si affusolò e si appuntì. Poi il corpo diventò a forma di barilotto e tre barbigli si ridussero a piccoli monconi, senza però che il pesce smettesse di cibarsi. Durante tutta questa “trasformazione” assolutamente illogica ed innaturale (i Corydoras paleatus non hanno né pinne lunghe né un corpo a forma di barile!) il Cordoras passò da 5 a 7 cm. Non ho ancora capito se si tratta di una qualche stramba malattia genetica oppure una trasformazione che avviene in particolari condizioni ambientali; fatto sta che, a quanto pare, è relativamente comune. Chi ne sa di più?
Conclusioni: perché tenere una “Coryvasca”? Diciamoci la verità: questo testo è (sicuramente) terrorizzante per il neofita. Valori pH, sabbia arrotondata, parecchia vegetazione ecc… In realtà le cose vengono, per così dire, “da sole”: la sabbia rotonda va usata in ogni acquario, le piante sono utili, il pH acido è prerogativa se vogliamo allevare Neon, Cardinali, Petitella ecc… Perciò il motivo di tenere una Coryvasca (vedi la foto della mia) è che si tratta di una vasca semplice da gestire, bella da vedere e con animali assolutamenti splendidi, pacifici e vivaci.
Bibliografia Riehl-Baensh, “Atlante di Aquarium vol. 1”, ed. Primaris Rivista mens. “Hydra”, numero 1, ed. Sesto Continente srl. VHS della biblioteca del GAF “La riproduzione dei pesci d’acquario”, prodotta dal GAEM.
Ringraziamenti Un ringraziamento particolare a Maurizio Vendramini, che mi fatto pensare alla costruzione di una vasca dedicata ai Corydoras.
|