Gruppo Acquariofilo Fiorentino Articoli dei Soci L’allevamento e la riproduzione di Caridina Japonica
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Scritto da Antonio Borrani   

L’allevamento e la riproduzione di Caridina Japonica
(di Antonio Borrani)

 

Morfologia
La Caridina, in quanto crostaceo, è un invertebrato, cioè non ha uno scheletro interno. La funzione di sostegno dei tessuti è affidata ad una corazza esterna, non molto spessa e divisa in vari segmenti che formano la “coda” (l’addome) e la “testa” (cefalotorace). La Caridina ha otto zampe più quattro piccole chele, chiaramente inutili dal punto di vista difensivo, che l’animale usa per strappare l’aufwuchs (cioè “copertura biologica” in tedesco; lo strato di microrganismi ed alghe che ricopre i substrati). Per muoversi usa delle appendici pelose (pteriopodi) poste dietro il cefalotorace oppure, come tutti i gamberi, ripiega bruscamente la “coda”, producendo un effetto simile a quello di un elastico, che proietta l’animale una dozzina di centimetri in avanti. Sulla testa si trovano un paio di occhi peduncolati (inutili per osservare a distanza) ed i veri due sensi di questi animali: il tatto e l’olfatto. Le antenne sono difatti due paia: un paio lunghe due o tre centimetri, e un paio lunghi un centimetro circa. Le antenne più corte servono per tastare il substrato e sentire gli odori ed i sapori degli oggetti o degli esseri viventi più vicini. Le antenne più lunghe servono invece sia per odorare tutto ciò che c’è nei dintorni, sia per sentire le variazioni di pressione nell’acqua (come la linea laterale nei pesci) e per tastare “in avanscoperta” substrati o piante.

Etologia
La Caridina proviene dall’Asia, dai fiumi a corso lento. Questo gamberetto è singolare per via del sistema riproduttivo, in quanto le uova, quando si schiudono in natura, riversano delle larve semitrasparenti che si spostano giù per il corso del fiume fino alla foce. Qui si sviluppano attraverso 7 mute e poi, quando sono dei gamberetti lunghi suppergiù 2 cm, nuotano controcorrente e ritornano nell’alveo principale del fiume. La Caridina qui si nutre dell’aufwuchs o delle sostanze morte (es. foglie in via di decomposizione, limo, ecc…), contribuendo a tenere pulito il fondo del fiume: è difatti un animale detritivoro. Questo gamberetto, come poi ricorderò in seguito, è un animale di branco: in natura gli animali generalmente o si ignorano o vivono a stretto contatto tra loro. Altra caratteristica saliente di questo gambero sono le ridotte dimensioni (in genere tra 4 e 6 cm, ma io a volte ho visto anche esemplari “giganti” che sfioravano i 7 cm). Gli animali sono obbligati, quando crescono, a fare circa una muta al mese, ovverosia ad eliminare la vecchia corazza, rintanarsi e aspettare che la nuova corazza cresca. Il maschio si distingue dalla femmina per le sue chiazze piccole e tonde, che nella femmina sono invece oblunghe; inoltre, la femmina ha dietro il cefalotorace un “sacchetto” che contiene le uova in attesa di essere fecondate

Allevamento in cattività
Questo animale, come già detto prima, viene dai corsi d’acqua asiatici, quindi necessita di acqua con pH tra 6 e 7 e dKH tra 3 e 5. Ovviamente si possono mantenere in vasca con pH più acido o KH più basso, ma in questo caso rischiamo di vedere letteralmente “disfarsi” la corazza dei nostri beniamini. Una buona regola sarebbe quella che, per ogni grado di pH diminuito, si aumenti leggermente il KH. Il KH è importante (ben più importante del pH, che può scendere fino a 5,0) perché indica di quanto calcio ha a disposizione l’animale (che costituisce la componente primaria della sua corazza). Altra cosa da fare è fornire la vasca di un’abbondate vegetazione ma, se non volete allestire un autentico “giardino acquatico” o avete dei pesci che si nutrono della vegetazione, potete inserire parecchi legni di torbiera e dei grossi sassi piatti, sotto i quali le Caridina andranno a nascondersi durante la muta. Una buona idea sarebbe munire la vasca di impianto CO2 con bombola e diffusore (stabilirebbe il pH su valori neutri, perfetti per la Caridina), ma so che molta gente non ha voglia di comprare questi apparecchi, utilissimi nella gestione di qualsivoglia acquario. Altra cosa da tenere presente è la popolazione dell’acquario: scordatevi di tenere le Caridina con pesci aggressivi o muniti di spine o becchi (es. Mbuna e tetraodontidi): le Caridina saranno volentieri preda di qualsiasi pesce lungo più di 15 cm. Questo non vuole essere una limitazione eccessiva, basta che vi orientiate verso pesci piccoli o, in alternativa, Loricaridi. Da evitare altri siluriformi a parte Brochis e Corydoras. Per quanto riguarda la vasca non ci sono problemi: può essere di 2 (per un paio di coppie) o di 200 l. (per una mandria di gamberetti). Può anche non avere filtro o luci (queste ultime sono necessarie solo se avete piante bisognose di luce e non Vescicularia o Anubias) e, se la temperatura non scende a lungo sotto 18?C, potete fare a meno persino del riscaldatore. Questo gamberetto è famoso in tutto il mondo per la capacità che ha di ripulire gli acquari dalle alghe. In realtà, l’azione svolta da questi animali è più che altro preventiva, anche se possono contribuire a mantenere pulita l’acqua nutrendosi dei detriti (l’acqua pulita, cioè con pochi nitrati e fosfati, è antagonista delle alghe). Certo, se volete animali di dimensioni “eccezionali” (cioè tra i 6 e i 7 cm) è meglio variare la dieta con mangimi per pesci vegetariani di fondo e pezzi di gamberetti congelati. L’unica cosa da tenere presente è, come ho detto prima, che le Caridina sono animali sociali, perciò, a meno che non vogliate vederli di giorno né tantomeno riprodurli, dovrete prenderne almeno un gruppetto di 5 individui. Ovviamente, più ne avrete e meglio sarà, tenete presente che in una vasca da 75 l. potrete tenere qualcosa come 100 gamberetti… Ora che avete le “premesse fondamentali” per allevare le Caridina, vediamo un aspetto più complesso: la riproduzione

L’allestimento di una vasca a parte per la riproduzione: un “caridinaio”
L’allestimento di un Caridinaio è cosa semplice (come potete vedere da questa foto). Anzi, potrete persino soprassedere su filtro e riscaldatore (io gli ho messi perché a volte la uso per far crescere gli avannotti dei Poecilia sp.endler). Materiale occorrente:
Una vaschetta “da fiera” in plastica o, perché no, un acquarietto senza filtro
- Cannolicchi per acquari
- Sabbia media per acquari
- Una noce di cocco tagliata a metà (come con i Ciclidi nani)
- Una Anubias nana ed una Microsorum pteropus
- Un paio di pugni di muschio di Giava (Vescicularia)
Allora per fare un “caridinaio” sciacquate accuratamente i cannolicchi nuovi, quindi poneteli nella parte posteriore della vasca. A quel punto copriteli parzialmente con la sabbia ben lavata e mettete una metà della noce di cocco nella posizione che desiderate. Quindi riempite la vaschetta con acqua dell’acquario di provenienza delle Caridina. Una volta riempita lasciate passare qualche giorno (io ho aspettato un mese, ma tre o quattro giorni sono sufficienti), quindi mettete a dimora le piante, mettendone possibilmente una a coprire la noce di cocco e spandendo la Vescicularia nella vasca. Aspettate ancora qualche giorno, quindi inserite le Caridina che, come già detto prima, si distinguono per la forma delle macchie rosse: piccole e tonde per i maschi, grosse e oblunghe per le femmine. Un avvertimento: lasciate pure crescere le alghe. Cambiate poco l’acqua (io non l’ho mai cambiata da un mese a questa parte): la vasca non deve essere MAI, per nessuna ragione, troppo “pulita”. Cioè, vanno bene fosfati e nitrati bassi, ma cambiando la acqua e eliminando le alghe rischiate di far morire di fame i vostri beniamini. Una buona cosa sarebbe anche non introdurre lumache nella vasca. Dopo qualche tempo, se le procedure saranno corrette, vedrete (oh gioia!) le femmine che tengono tra le appendici natatorie decine…centinaia…migliaia di piccole uova arancioni! Se tutto questo non fosse avvenuto dopo circa tre settimane, fate un cambio dell’acqua con acqua del vostro acquario, togliendo circa 1/3 dell’acqua del “caridinaio”. La produzione di uova sarà assicurata!

La riproduzione:dalle uova all’alimentazione delle larve passo dopo passo
Ora che la nostra Caridina ha le sacche piene di uova, dovremo procedere molto delicatamente. Anzitutto aggiungiamo un anti-muffa commerciale in ragione 5 gocce ogni 10 l. d’acqua, per non far ammuffire le uova ma nemmeno per uccidere i preziosissimi funghi microscopici. Quindi dobbiamo armarci di pazienza ed aspettare due, tre o anche quattro settimane. In questo periodo, la femmina non andrà MAI disturbata né manipolata o spostata in altre vasche (peggio ancora se viene esposta all’aria), pena (come mi è capitato una volta) il quasi totale ammuffimento delle uova. Perciò lasciamola in pace, spengiamo eventuali filtri (altrimenti “frulleremo” larve o uova), togliamo OGNI pesce dalla vaschetta (tranne forse, dico forse, gli Otocinclus, ma ad ogni modo io toglierei anche quelli) e lasciamola tranquilla per un po’ di tempo. Probabilmente già dopo due settimane comincerà, usando le zampette posteriori, a togliere alcune larve dall’addome. Ebbene, passati pochi altri giorni assisterete allo spettacolo di circa un migliaio di larve che nuoticchiano a destra e a sinistra. Poiché hanno già attraversato gli stadi larvali nell’uovo, avremo delle buffe caricature di gamberetti, con occhi grandi, addomi sottilissimi ed enormi appendici natatorie, lunghe appena un millimetro e mezzo o due. Per le prime ore, come con gli avannotti dei pesci, tenderanno a strisciare lungo le pareti, ogni tanto provando a fare una specie di fiacco balzello. Dopo qualche ora, però, si alzerà la nube di larve. C’è chi dice a questo punto di trasferire la nidiata in una vasca con acqua salmastra; secondo me non è necessario (anche se, forse, diminuirebbero le probabilità di morti da funghi). Difatti è possibile accrescerle in una vasca normale, a patto che l’acqua sia pulita chimicamente (pochi nitrati,bassi fosfati, niente nitriti) e sporca biologicamente (molti batteri, tante alghe unicellulari e non, alcuni infusori e pochi funghi). Se temete di avere l’acqua troppo pulita, iniettate un po’ di infusori o un qualche ceppo di alghe unicellulari. Col tempo, le nostre amate larvette si ridurranno di numero, ma in compenso diverranno sempre più simili agli adulti, prima gli occhi rientrano nelle “orbite”, poi si riducono di dimensioni gli pteriopodi, quindi l’addome s’irrobustisce. Verso il mese di vita (alla settima e ultima metamorfosi) c’è un cambiamento brutale, le larve crescono e diventano dei giovanili uguali a degli adulti semitrasparenti di 1-2 cm. A questo punto mettetegli nell’acquario (se si hanno pesci vivaci o più grandi di 5 cm è bene aspettare un altro mesetto).
Riassumendo, lasciate fare tutto alle Caridina, basterà metterle in un posticino tranquillo e dargli da mangiare dei mangimi per pesci. Il tasso di mortalità è ancora molto alto, ma impegnandosi seriamente a trovare nuovi mangimi più consoni per adulti e larve si potranno sicuramente migliorare le cose.

E noi? Allevamento e riproduzione di altri Crostacei d’acqua dolce
Altre Caridina. Le altre Caridina sono quasi identiche alla Caridina japonica dal punto di vista morfologico e comportamentale, anche se in genere hanno colori spettacolari (rammentate la Caridina serrata, arancione a strisce bianche e nere?) In genere si è tentati ad acquistare questi gamberetti, più facili da riprodurre, ma hanno due nei: uno, è quasi impossibile riconoscerne il sesso a prima vista; due, la maggior parte delle specie di nuova importazione (tra cui alcune delle forme spettacolari) sono più delicate delle Caridina japonica.
Paratya. Di questi gamberetti non so molto (anzi niente: non ne ho mai visto uno né dal vivo né in fotografia): so soltanto che comportamentalmente sono uguali alle Caridina, mentre morfologicamente hanno un cefalotorace diverso da quello delle Caridina. È probabile che siano piuttosto semplici da allevare, anche se sono raramente importati.
Atya. Questo genere di gamberetti si differenzia dalle Caridina molto di più delle Paratya. Anzitutto sono più tarchiate, con corazze ben più spesse, e sono più grosse, sfiorando fino a 10 cm di lunghezza. Il maschio si distingue dalla femmina perché il primo paio di zampe locomotorie ben più grosse che nelle femmine. La caratteristica più saliente di questi animali sono le chele: piuttosto piccole (anche se più robuste che nelle Caridina), hanno delle appendici simili a ciglia che l’animale usa per filtrare il cibo dall’acqua. Efficienti mangiatori di detriti sono, se possibile, ancora più pacifici delle Caridina; anzi, è probabile che i pesci le disturbino o mangino le delicate ciglia. È meglio dedicargli vasche riservate solo a loro o, in alternativa, con pesci di superficie piccoli (sotto i 5 cm) e non molto vivaci. Se non si riesce a fornirgli abbastanza cibo (acqua biologicamente troppo pulita), bisogna somministrargli due o tre volte al giorno del preparato di infusori o di alghe unicellulari, altrimenti moriranno di fame. La riproduzione è di modalità simile a quella delle Caridina, anche se uova e larve richiedono regolari aggiunte di fitoplancton ed un’acqua chimicamente molto pulita. Dopo la nascita, è consigliabile rimuovere i genitori.
Macrobrachium. Questo genere è molto vario per forme: si va da esemplari simili a Caridina dalle grosse chele, lunghi 8 cm, ad animali simili a gamberi di fiume che sfiorano i 30 cm. Questi animali dalle bellissime livree sono purtroppo molto aggressivi intraspecificamente, perciò è meglio destinare loro una vasca molto grande (da 56 l. per le specie più piccole a 200 l. per quelle più grandi), con molti rifugi e piante resistenti. Questi animali sono etologicamente molto diversi tra loro. Le forme più piccole sono simili comportamentalmente alle Caridina, anche se sono più intraprendenti e si possono allevare anche con pesci un po’ più grandi. I problemi si incontrano con le forme più grandi (dai 10 cm. in su), che sono attivi predatori, e arrivano anche ad uccidere grossi ciclidi sorprendendoli nel sonno! È chiaro che queste forme più grosse vanno lasciate in una grande vasca a parte o con altri grossi gamberi di fiume. Coi Macrobrachium di tutte le specie è sconsigliabile allevare pesci più piccoli di 3 cm, anche con vasche veramente grandi. Il maschio si riconosce dalla femmina per via delle appendici natatorie più lunghe. Stranamente la riproduzione è riuscita solo con alcune specie di dimensioni medie, comportamentalmente simili alle Caridina, solo che le larve sciamano dopo 10 giorni e vogliono essere alimentate da subito con naupli appena schiusi di Artemia salina. A due settimane dalla nascita si hanno già dei gamberettini di due o tre centimetri di lunghezza; a questo punto si possono sospendere le somministrazioni di Artemia.
Oroconectes. Sono grossi gamberi di fiume (ca. 12 cm o più), che devono essere allevati secondo le modalità dei grossi Macrobrachium. Necessitano di acqua fredda (dai 4 ai 20 ?C). Il maschio si riconosce dalla femmina per via delle chele più grosse. Questi gamberetti si riproducono formando dei cordoni di migliaia di uova, attaccati sotto l’apertura genitale della femmina. Dopo 4-6 settimane nascono delle larve lunghe due o tre millimetri. Le larve venno allevate come quelle dei Macrobrachium.
Cambaroides. Questi enormi, tozzi animali (raggiungono e superano i 20 cm. di lunghezza), sono dei veri e propri predatori che necessitano di acquari da più di 300 l. I valori di pH sono differenti da quelli delle specie elencate sopra: da 7 a 8,5. È consigliabile allevarli in laghetto, con specie di pesci davvero grosse (Koi adulte o storioni). I maschi hanno chele più lunghe e robuste. La riproduzione è possibile solo in grandi laghetti artificiali.
Cherax. Enormi, davvero enormi gamberi di fiumi. Sono grandi quanto astici, sfiorando i 40 cm di lunghezza e i 300-400 g di peso. Vanno trattati con attenzione, in quanto capaci di infliggere ferite dolorosissime con le chele. Hanno dei colori davvero magnifici e, a differenza di Oronectes e Cambaroides, si possono allevare le specie più piccole (es. Cherax destructor) con i Macrobrachium più grossi e resistenti; richiedono infatti valori di pH da neutri ad alcalini. Non utilizzare piante, gli animali se le mangiano. Richiedono un’acqua pulitissima dal punto di vista chimico. Attenzione: è meglio coprire bene l’acquario e fissare il coperchio con dei pesi o ganci se non si vogliono incontrare questi animali sul pavimento. I maschi si riconoscono per i colori più scuri e le chele più grosse. Le femmine si portano in giro prima le uova, poi le larve. Dopo 8 settimane dalla fecondazione sciamano fino a 300 Cherax in miniatura. Le uova e poi le larve devono essere tenute in acque chimicamente perfette, con carico biologico più ridotto di quello consigliato per gli altri gamberi.
Procambarus. Avete presente i gamberi killer delle cronache? Sono questi! Allevabili solo in grossi acquari da più di 100 l, si possono allevare solo con pesci più grandi di 15 cm. Impossibile l’uso delle piante. Si riproducono nella stessa maniera degli Oroconectes; anche il dimorfismo sessuale è identico a quello di questi ultimi.
Asellus e Gammarus. Piccoli, simpatici animaletti rinvenibili in acque pulite nostrane. Sono dei detritivori lunghi si e no 2 cm, che necessitano dell’acqua fredda e pulitissima, da allevare solo con pesci non più lunghi di 4 cm, altrimenti verranno trattati come cibo dai coinquilini! La riproduzione è continua e spontanea, al punto da risultare infestante! Consigliatissimi ai giovani acquariofili che vogliono poi dedicarsi a specie più impegnative (Caridina ecc…).
Sesarma. Questi sono invece dei piccoli granchi (grandi fino a ca. 8 cm), che si comportano come le Caridina. Da allevare però solo con pesci di dimensioni superiori alle loro. Nella vasca in cui desideriamo allevare questi animali tutto deve essere (come con gli altri granchi) protetto da guarnizioni di gomma. Inoltre non ci devono essere contatti con l’esterno di nessun tipo (nemmeno piccoli forellini: anche se gli acquari sono in plastica, i granchi gli allargherebbero rosicchiandoli). Necessitano di una parte asciutta, che può essere un pezzo di 30x30 di sughero, di piante robuste (Anubias e Microsorum) e di vasche sui 75-100 l. I maschi hanno chele più grosse di quelle delle femmine. La riproduzione è rara, ma uguale in tutto e per tutto a quella della Caridina japonica.
Eriocheir, Primela e Carcinus. Queste specie sono da lasciar perdere: sono difficili da allevare, terribilmente aggressive tra conspecifici, nonché feroci predatori.
Potamonauteus. Questi bei granchi, lunghi 15 cm, purtroppo non sono mai stati importati nel nostro Paese. Essendo originari del lago Tanganica vogliono un pH basico, a differenza di quello dei Sesarma. Da non allevare con pesci, anche se amano nutrirsi più che altro di carcasse e lumache d’acqua dolce, vogliono vasche dai 300 l in su. Il maschio ha le chele più grosse ed è più colorato della femmina. La riproduzione è sconosciuta.
Poppiana. Questi animali sono morfologicamente e comportamentalmente identici ai Potamonauteus, solo che possono vivere anche in vasche più piccole (dai 100 l. in su), convivere con pesci (dalle dimensioni superiori ai 30 cm) ed hanno bisogno di acqua con gli stessi valori delle Caridina japonica.

 

Commenti  

 
0 #2 Gruppo Acquariofilo Fiorentino 2012-02-03 20:04
Citazione MATTEO:
SALVE IO SONO DI PERUGIA, POTREI METTERE DEI SQUALETTI PANRASIUS IN UN LAGHETTO ESTERNO DA GIRDINO?


immagino tu voglia dire pangasius... e non mi sembra una grande idea, se vuoi approfondire ti segnalo questo sito: www.aquaware.info/.../
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0 #1 MATTEO 2012-02-03 16:44
SALVE IO SONO DI PERUGIA, POTREI METTERE DEI SQUALETTI PANRASIUS IN UN LAGHETTO ESTERNO DA GIRDINO?
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