| Pelvicachromis Subocellatus Matadi |
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| Scritto da Ugo Ugolini |
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Nell’aprile del 2005 ho allestito una vasca da 250 lt con lo scopo di riprodurre “un biotopo africano per pesci d’acqua tenera”. Resta inteso che non è mai possibile ricreare in acquario un biotopo in quanto, in un ambiente ristretto come una vasca per quanto grande, non ci saranno mai le variabili fisico chimiche, di vita animale e vegetale che esistono in natura. Inoltre anche in natura, l’habitat può cambiare nell’arco di pochi chilometri, passando da ambienti a forte corrente con cascate ad anse di fiume tranquille, può variare la profondità del fiume, il tipo di fondo, l’esposizione solare, la composizione chimica, la temperatura dell’acqua ecc.. Si può dire che ogni acquario è un biotopo che inizia e termina all’interno della vasca. Consapevole di questo ho quindi arredato la vasca con piante e pesci prevalentemente africani. Ho preparato il fondo con ghiaino non calcareo di due diverse granulometrie. A contatto del vetro ho steso il ghiaino più fine per circa tre/quattro centimetri coprendo completamente il cavo riscaldante, sopra ho fertilizzato con laterite e ho riempito altri tre/quattro centimetri con ghiaietto più grosso. Su un piccolo ma molto contorto legno di torbiera, ho sistemato piante di Anubias Barteri nana e Anubias Barteri. Ho fissato su delle rocce vulcaniche delle piante di Microsorium pteropus; e sul fondo, ho piantato,in fasi successive, delle Caratopteris thalictroides, Echinodorus bleheri, Ninfea Lotus, Criptocorine, Crinum Nantes, Crinum calamistratum, e Vallisneria fino a coprire il 70-80% del fondo. La scelta di ancorare le piante a supporti mobili si è rilevata buona perché mi ha permesso di modificare nel corso del tempo il layout della vasca evitando di sradicare e ripiantare le piante. Purtroppo, non riesco a pianificare all’inizio il layout definitivo della vasca e devo correggerlo sia per l’estetica, sia per lo sviluppo delle piante (che si sviluppano come decidono loro e non come immagino io), sia per le esigenze dei pesci allo scopo di delimitare visivamente, per quanto posso intuire, i territori e le esigenze di rifugi e spazi liberi per il nuoto. La vasca è attrezzata con un impianto di CO2 e fertilizzo giornalmente. Lo scopo oltre alla riproduzione di un “biotopo” era quello di riprodurre dei Pelvicachromis Pulcher. Ho quindi popolato la vasca con i pesci “residui” di una vasca precedente: 4 Pelvicachromis Pulcher (2 maschi + 2 femmine), 6 Epalzeorinchos Syamensis, 4 Botia Leachata, 7 Eutropiellus Debauwi, 7 Bedotia Geayi. I valori medi dell’acqua, filtrata esternamente col Pratiko 200 della Askoll erano intorno ad un Ph di 6.8, kh 8, Gh 9 ed una conduttività di 560 ms/cm . Per ottenere un’acqua più tenera, ho iniziato una strategia con cambi settimanali del 25-35% di acqua con grosse percentuali d’osmosi (dal 60 al 100%).
Variazione della conducibilità in funzione dei cambi e % osmosi/rubinetto
Variazioni delle caratteristiche dell’acqua A fine ottobre, un cambio fatto con acqua a temperatura fredda, mi ha causato un’epidemia di ictio che, trascurata, mi ha decimato la vasca. Dopo aver risanato l’ambiente ho introdotto : 4 Pelvicachromis Subocellatus Matadi (2 maschi + 2 femmine), 6 Micralestes interruoptus (Tetra del Congo) e 4 Microgeophagus Ramirezi dono di un amico. Per motivi di spazio all’esterno della vasca e soprattutto per sperimentare altre soluzioni sono passato ad un filtraggio interno tramite un Hambuger Mattenfilter autocostruito che ho fatto maturare per un mese in parallelo al filtro Askoll, prima di lasciarlo funzionare autonomamente. Nel frattempo si è formata una coppia stabile di Pelvica. Periodicamente assumevano la livrea nuziale ed iniziavano le schermaglie per il controllo del territorio all’interno della vasca. Nonostante le dimensioni della vasca, la ricca vegetazione, l’esigua popolazione e dimensione dei pesci, la coppia di Pelvica occupava più del 80% della vasca dimostrando una forte territorialità e un forte carattere. In questo periodo ho risistemato il layout della vasca per cercare di limitare visivamente il territorio della coppia dominante con risultato parzialmente positivo. La coppia eseguiva solo rapide escursioni al di fuori della loro zona, che copriva il 50% della vasca, per poi rientravi alla fine del raid. Sistematicamente la coppia inseguiva gli altri due Pelvica; l’altro maschio a sua volta perseguiva l’altra femmina la quale continuamente in fuga dopo 3 mesi di questa vita è morta. Suppongo per lo stress!! I tetra assistevano relegati dietro una barriera di Caratopteris, Microsorium e Caratopteris. I Microgeophagus Ramirezi evitavano con noncuranza gli attacchi dei Pelvicachromis. Gli scontri più furiosi erano tra i due maschi. Periodicamente la femmina deponeva le uova all’interno di una noce di cocco ma senza risultati. Nonostante si legga che i Pelvicachromis non richiedono un’acqua particolare per la riproduzione, ho continuato con i cambi allo scopo di ridurre la conducibilità dell’acqua in quanto può influire sulla schiusa delle uova. Dei 4 Ramirezi tre sono morti per cause accidentali; al quarto ho comprato una compagna in quanto, deluso dai Pelvica, ho ipotizzato la riproduzione dei Microgeophagus Ramirezi. Dopo circa due settimane dall’ingresso della femmina ho visto su una foglia di echinodorus una deposizione di uova e gli Ramirezii intenti alla loro cura. I ruoli si erano invertiti; ora erano i Ramirezii a proteggere il loro territorio di covata allontanando gli intrusi anche se di dimensioni maggiori delle loro. Era la loro prima deposizione e dopo pochi giorni non c’era più segno di uova, ma questo è stato l’elemento scatenante per i Pelvicachromis Subocellatus. La modifica della chimica in acqua (210 ms/cm, KH 3,5, GH 3, pH 6,4 ) e gli ormoni rilasciati dagli Microgeophagus Ramirezi hanno dato il via alla loro riproduzione.
Maschio dominante e l’altro maschio Dopo un paio di giorni di scomparsa dalla vasca ho rivisto la femmina di Pelvicachromis Subocellatus, notevolmente dimagrita e accompagnata da un nuvolo di avannotti. Credo una trentina. Da allora, insieme o alternativamente con il maschio i piccoli non sono mai stati lasciati soli. E’ entusiasmante osservare come le vibrazioni del corpo del maschio e della femmina, o i loro movimenti, condizionino il comportamento della prole. Con alcuni movimenti fanno bloccare i piccoli in qualunque posizione essi si trovano ed ugualmente, gli trasmettono segnali di “cessato allarme”. Non ho mai avuto l’occasione di vederli rientrare nella noce di cocco allo spegnimento delle luci. Solo in caso di pericolo quando erano molto piccoli.
Due giorni dopo la nascita Col passare del tempo i genitori gli lasciavano più autonomia permettendogli di allontanarsi da loro sempre a maggiore distanza. In questo periodo li ho nutriti con cibo micronizzato e artemia salina oltre a quanto trovavano nella vasca. Per mandare il cibo micronizzato solo sui piccoli, dopo aver provato il sistema della siringa+cannuccia che per me si è rilevato scomodo, ho preferito mettere un galleggiante a un tubo di plastica trasparente in modo che il tubo arrivasse a pochi centimetri dal fondo. Così facendo, il cibo scendendo lentamente dentro il tubo, eccita i piccoli (e gli adulti) che si assiepano all’uscita e qualche volta anche all’interno del tubo. Inutile sottolineare che con l’abbondanza di nutrienti in vasca ho avuto un aumento considerevole di alghe filamentose verdi che ho cercato di controllare, con relativo successo, con i cambi d’acqua e sospendendo la fertilizzare giornaliera. Il comportamento di territorialità è aumentato, non servivano più le barriere visive. Gli altri pesci ora erano relegati ad occupare il 30% della vasca. I maggiori attacchi li subiva l’altro maschio di Pelvica della stessa taglia del dominante. Le schermaglie erano giornaliere e sempre più frequenti. Un giorno ho assistito a un lungo scontro tra i due maschi; si sono presi per la bocca spingendosi e cercando di rovesciarsi. Saltuariamente la femmina attaccava ai fianchi il maschio non dominante. La lotta si è svolta in acqua “libera” e poi tra le piante e sul fondo. Dopo 40 minuti che li osservavo, lo scontro si è concluso dietro ad un cespuglio di anubias dal quale sono usciti ambedue esausti dirigendosi ognuno verso il proprio territorio ansimando sul fondo. Il giorno successivo ho allontanato il maschio non dominante.
Combattimento tra i due maschi Il clima della vasca si è tranquillizzato; i tetra sono comunque rimasti confinati anche se hanno subito solo leggere scaramucce e non forti attacchi mentre gli Microgeophagus Ramirezi non risentivano della territorialità del Pelvica.
La coppia con gli avannotti A fine Marzo, quando gli avannotti avevano circa 40 45 giorni la femmina ha riassunto la livrea riproduttiva, ed ha iniziato a mostrare segni di insofferenza e comportamenti minacciosi nei loro confronti. Un piccolo, che si era staccato dal gruppo già da alcuni giorni, probabilmente non più “riconosciuto” dalla femmina subiva degli attacchi dai quali si affrancava agevolmente con rapide fughe. In questo periodo solo il maschio continuava a proteggere il branco ma a crescente distanza. Ora ho messo la coppia in un’altra vasca da sola per seguire la loro storia, mentre gli avannotti continuano a crescere nella vasca grande. Alcuni di essi iniziano ad assumere la livrea di adulti; si dividono prevalentemente in due piccoli branchi mentre alcuni individui fanno vita da single. Ho fatto questa scelta per riprendere la storia nel momento in cui si è interrotta la riproduzione degli Apistogrammi dopo la loro prima deposizione. Riconosco di non essere stato un buon amante dei pesci in questa esperienza: ho fatto morire una femmina Pelvica di stress, ho costretto i tetra ad una lunga “pressione psicologica” ed ho costretto l’altro maschio Pelvica a furiosi combattimenti prima di allontanarlo dalla vasca. A mia scusante affermo sono sempre stato interessato all’osservazione del comportamento animale e ritenevo che una vasca da 250 lt fosse più che sufficiente a contenere le ire territoriali di due Pelvicachromis Subocellatus Matadi supportato da aver letto che più coppie potevano convivere in tale spazio peraltro ricco di piante e rifugi. Concordo pienamente con coloro che affermano che la riproduzione di questi pesci con i loro comportamenti, cure parentali, territorialità, variazione dei colori a seconda dell’umore e delle situazioni sia un’esperienza da provare che ripaga pienamente il relativo impegno che richiede. Benché il Pelvicachromis sia una specie diffusa e di facile reperibilità consiglio, prima di tentare la riproduzione di accertarsi che la coppia appartenga alla medesima specie per evitare di generare ibridi e lasciare i piccoli con la coppia genitrice finché la madre non li scaccia. Questo permette loro di imparare le cure parentali che, un domani, dovranno conoscere per far crescere la loro prole. |










