Sia le lampade fluorescenti che quelle ad alogenuri metallici o quelle a vapori di sodio e quelle a vapori di mercurio o le lampade al neon rientrano nella vasta categoria delle cosiddette lampade a scarica.
Il principio di funzionamento per questa classe di lampade prevede che l'energia raggiante non venga prodotta per riscaldamento di un filamento metallico (come avviene nelle lampade ad incandescenza), ma per emissione da parte del "plasma" che viene generato ionizzando tramite il passaggio di corrente elettrica (o per mezzo di una radiofrequenza o di un campo di microonde) il gas contenuto all'interno della lampada.
Il tipo di emissione naturalmente dipende anche dal gas utilizzato e così si hanno i diversi tipi di lampade a scarica prima citati.
Nelle lampade fluorescenti inoltre l'emissione da parte del plasma, che è principalmente costituita da una radiazione ultravioletta, viene utilizzata per eccitare i fosfori che ricoprono la superficie interna della lampada e che a loro volta emettono infine la radiazione desiderata. Combinando fosfori con emissioni diverse si può così modulare lo spettro di emissione della lampada.
L'efficienza di utilizzazione dell'energia elettrica fornita è, nelle lampade a scarica, molto superiore a quella delle lampade ad incandescenza, ma non è in assoluto molto elevata. Ad esempio per le lampade fluorescenti, che pure sono tra le più efficienti, si può mediamente stimare che soltanto il 22 % dell'energia elettrica fornita venga trasformata in energia raggiante, mentre il resto si trasforma in calore. E questo senza considerare anche il rendimento del gruppo di alimentazione, il cui scopo è essenzialmente quello di limitare la corrente che può attraversare la lampada, evitando così la distruzione in brevissimo tempo della stessa.